La mia tartaruga
05 Luglio 2010 - Momenti - Antonio Modica
Vi voglio raccontare di una delle tante avventure accadute alla mia tartaruga, un paio di anni fa. Era la primavera del 2007, la mia tartaruga si stava risvegliando dal letargo durato circa quattro mesi. Ancora assonnata si avvicina, con modo lento ma neanche tanto, alla tenda della sala da pranzo e, visto che era una bella giornata della fine del mese di febbraio, comincia ad allungare il collo per cercare di prendere un po' di sole. Allunga le sue quattro zampine in posizione rilassata: quelle davanti appoggiate per terra e quelle dietro fuori dal guscio, poi comincia a spalancare la bocca e a sbadigliare. Vedendola in una tale posizione decisi di prendere un pezzettino di banana e gliela misi proprio vicino alla bocca con uno stuzzicadenti.
Lei si avvicino, la annusò, e cominciò a mangiarla. Siccome è una golosa, ne addentò un gran bel pezzo. Dapprima non lo notai, ma ad un certo punto mi resi conto che non riusciva piu' mangiare, nè a respirare; stava soffocando! Prontamente presi lo stuzzicadenti e cercai di togliergli il pezzetto di frutta che aveva in bocca con una certa difficoltà, mentre lei si aiutava con le zampine davanti. Alla fine riuscii a toglierlo e a fargli rimettere quello che aveva appena ingerito.
Da allora non ho più dato da mangiare alla mia tartaruga qualcosa di complesso il primo giorno di risveglio dal letargo perchè, documentandomi, scoprii infatti che quando un qualsiasi animale si sveglia da questo stato di quiescenza non deve mangiare cose solide o complesse, meglio se ingerisce delle verdure di stagione. Il letargo serve all'animale per sopravvivere nei mesi freddi e bui dell'inverno, infatti, essendo animali a sangue freddo, si scaldano con il sole e la loro temperatura, in questo caso, scende fino a 20 gradi centigradi o meno e il suo metabolismo si ferma.