L'acqua del paradiso
17-09-2008 - MonicaUmanistica - Racconti
Nel corso della loro vita da nomadi, Harith il Beduino e sua moglie Nafìsa erano soliti piantare la loro logora tenda dove potevano trovare qualche palma da dattero, qualche ramoscello rinsecchito per il loro cammello, o uno stagno di acqua salmastra.
Erano anni che facevano questa vita e ogni giorno
Harith compiva gli stessi gesti: con la trappola prendeva i topi del
deserto per via della loro pelle, e con le fibre di palma intrecciava
corde che vendeva alle carovane di passaggio. Un giorno, tuttavia, una
nuova sorgente sgorgò dalle sabbie del deserto. Harith si
portò l'acqua alle labbra e gli sembrò l'acqua del
paradiso. Quell'acqua, che noi avremmo trovato terribilmente salata,
era infatti molto meno torbida di quella che era abituato a bere. "Devo
assolutamente farla assaggiare a qualcuno che sappia apprezzarla", si
disse Harith. Si incamminò quindi sulla strada per la
città di Bagdad e per il palazzo di Harun El-Rashid, fermandosi
solo per sgranocchiare qualche dattero. Portava con sé due otri
pieni d'acqua: uno per sé e l'altro per il califfo. Alcuni
giorni dopo raggiunse Bagdad e andò direttamente a palazzo. Le
guardie ascoltarono la sua storia e, non potendo fare altrimenti - era
questa l'usanza - lo ammisero all'udienza pubblica tenuta dal califfo.
"Comandante dei credenti", disse Harith, "sono un povero beduino e
conosco tutte le acque del deserto, benché sappia ben poco di
altre cose. Ho appena scoperto quest'Acqua del Paradiso e ho subito
pensato di portarvela perché, in verità, è un
regalo degno di voi". Harun il Sincero assaggiò l'acqua e, dato
che capiva i suoi sudditi, ordinò alle guardie di far accomodare
il beduino e di trattenerlo finché non avrebbe fatto conoscere
la sua decisione. Poi chiamò il capitano delle guardie e gli
disse: "Ciò che per noi è niente, per lui è tutto.
Al calar della notte conducetelo fuori dal palazzo. Non lasciate che
veda il possente Tigri; scortatelo fino alla sua tenda senza
permettergli mai di bere acqua dolce. Poi dategli mille monete d'oro
con i miei ringraziamenti per i suoi servigi. Ditegli che lo nomino
guardiano dell'Acqua del Paradiso e che dovrà offrirne da bere a
mio nome a tutti i viaggiatori".
("La storia dei due mondi" Abu El-Atahiyya)

