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La sofferenza, la rabbia, l'amore e altre storie
01-09-2008 - Monica Umanistica - Sapere
Come
reazione agli eventi della vita che non riusciamo ad accettare abbiamo
la sofferenza e come reazione a questo stato d'animo produciamo rabbia.
Come sappiamo, o possiamo intuire, la rabbia in questo senso
è sempre
distruttiva e lesiva soprattutto per noi stessi ma, dobbiamo pensare
che è una comune reazione sia per noi che per gli altri e
quindi è da
comprendere. Il dolore, l'evento doloroso o tragico, non è
altro che un
passaggio, a volte obbligato, per arrivare alla consapevolezza. La
rabbia che scaturisce è normale e se repressa e non
riconosciuta opera
molti più danni. Ogni sentimento che ci si presenta dobbiamo
viverlo,
non negarlo mai! Sul sentimento provato, riconosciuto e vissuto si
può
lavorare, ci si può rendere conto da dove scaturisce, la
causa, il
come, il perchè, il quando, ecc... mentre di un sentimento
non vissuto
potremmo solo renderci conto del danno che ci provoca con scompensi a
livello fisico ed emotivo e malattie psicosomatiche, senza capirne
l'origine e l'iter, senza poterci quindi migliorare, vivere pienamente,
evolvere.
La
rabbia, così come qualsiasi sentimento che giudichiamo anche
negativo,
è importante riconoscerlo e viverlo senza nasconderlo o
vergognarsene,
per non cadere nell'illusione di essere delle persone perfette, brave,
buone, che hanno raggiunto alte vette spirituali, mentre in
realtà si
stanno solo reprimendo, ingannado e facendo del male. Meglio una
persona arrabbiata ma consapevole, che cerca di lavorare costantemente
per raggiungere l'equilibrio e la consapevolezza pur avendo momenti di
caduta, che un represso che inganna sé stesso e
gli altri, senza
capire le proprie motivazioni. Il senso di perdita, la sconfitta, il
dolore, l'isolamento sono tutte cose che possono condurci al
riconoscimento della nostra sensibilità che mal si adatta
all'ambiente
circostante, muovendo i primi passi verso un ascolto di noi stessi, dei
nostri bisogni, delle nostre emozioni e reazioni, della nostra
esistenza e, perchè no, una via verso la
spiritualità.
Chi
non conosce la sofferenza non ama ed è necessario dare un
significato e
un senso profondo alla sofferenza, così come all'amore, per
arrivare
dall'attaccamento all'amore incondizionato. Se la sofferenza e le
emozioni, le sensazioni e le reazione che ne scaturiscono non vengono
analizzate e comprese, si cadrà continuamente in uno stato
di rabbia
negativa che porta solo all'odio, la strada opposta all'amore. La
comprensione e l'accettazione di tutti i nostri sentimenti e di noi
stessi completamente e il riconoscimento e il rispetto dei sentimenti
altrui genera la compassione, uno dei sentimenti più alti
dell'Amore,
perchè compatire significa patire, e quindi comprendere e
vivere in
pieno, la stessa situazione e stato d'animo dell'altro, assieme
all'altro, e sapere ed essere consapevoli che potremmo trovarci noi al
suo posto oppure che ci siamo già passati anche noi.
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