La Fluorescenza
20-02-2010 - MarcoUmanistica - Attualita
Se un domani uno dovesse dare un nome a questo nostro tempo... si, un capitolo, come fanno gli storici... che ne so... Il Romanticismo, La Rivoluzione francese... si, un titolo chiaro... non dovrebbero chiamarlo né Socialismo, né Decadenza, o... Postcapitalismo... forse la definizione più giusta sarebbe: La Volgarità.
Si, la volgarità di tutto e di
tutti. lo ero venuto qui solo, senza radio, senza giornali, senza
televisione... ingenuità, forse... e mi ritrovo addosso in un
attimo tutto quello da cui ero scappato, o meglio... da dove credevo di
essere scappato. E' bastato un niente... quella finestra, quella
fluorescenza... un simbolo, per carità... magico, l'ho chiamato,
forse ipnotico, anche: un caleidoscopio. No, una lente di ingrandimento
del tutto.
Si, la volgarità degli oggetti, delle case, degli uomini, del
successo, del fare, del non fare, delle parole, dei vestiti, delle
facce, dei gesti, delle risate. La volgarità degli uomini
politici, dei funzionari, dei giornalisti, degli intellettuali, degli
attori, dei cantanti. La volgarità del mondo intero... certo,
tutto dentro nella scatola, nel tubo... si, la fluorescenza... tutta la
volgarità del mondo minuto per minuto.
E’ per questo che uno scappa da tutto. Perché senti che ti
fa male... un male fisico, allo stomaco. Ti fa male dentro, diventi
più brutto, più cattivo. E non te ne accorgi,
perché ormai é la tua vita, la normalità.
Perché la volgarità è in tutti. La
volgarità dei sarti, degli architetti. La volgarità
dell'opinione, della finta correttezza, dello scoop, dell'informazione.
Sparire, sparire... impossibile. Ti raggiunge, ti raggiunge dovunque.
Aiuto, aiuto! Sto qui, non ce la faccio a muovermi... instupidito,
annientato. Bisognerebbe urlare dentro la propria testa. Niente. La
fluorescenza, la fluorescenza... che amplifica, ingigantisce, col
pubblico che applaude, che ride, che partecipa... Ma si, meglio
l'idiozia, il delirio. Certo, le massaie, i pensionati, i Mazzolini...
e i bambini che telefonano, che giocano... e i gettoni, i biscottini, i
profilattici... di più, di più, sempre di più. Ci
godo, si, ci godo.
Voglio vedere fino a che punto. Non c'è
fondo, non c'è fondo. La fluorescenza, si, la fluorescenza...
è lei che fa venire il cancro. Aiuto, aiuto... la nausea, il
vomito. Aria, aria. Ho bisogno d'aria. Fuori, fuori... ma dove
fuori?... Ce l'ho addosso, ce l'abbiamo addosso. E se ne parla, anche,
invece di vergognarsi. Se ne parla, si discute... questo è
meglio, questo è peggio... Zitto, zitto! Basta. Vado via, vado
via. (Estratto da: IL GRIGIO di Giorgio Gaber)

