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14-11-2009 - Marco
Umanistica - Sapere


Dalla fantascienza alla scienza. E' sempre stato così, il cinema, con le sue previsioni fantascientifiche ha sempre anticipato le evoluzioni tecnologiche.


Anni fa, i cellulari, le videoconferenze e lo stesso Internet erano solo supposizioni di qualche regista molto creativo, oggi sono tutte realtà. Con le fibre ottiche veicoliamo, per migliaia di chilometri, fasci di luce codificata in tempo zero, con i satelliti abbiamo mappato il territorio del nostro pianeta, i fondali marini e con potenti telescopi anche l'universo. Buona parte di ciò che ci circonda è codificata ed archiviata. Quale sarà il prossimo passo? Il cinema parla sempre più spesso di manipolazioni mentali e clonazioni dell'individuo.

La parola "clone" deriva dal greco klon, che significa germoglio. In biologia indica la possibilità di "duplicare" la struttura genetica di qualsiasi essere vivente. Attualmente è possibile duplicare virus, batteri, molecole, organismi e anche intere piante o interi animali. La verdura che consumiamo è clonata (i coltivatori comprano delle piantine che sono state prodotte per clonazione). Per il mondo animale la "clonazione" è sinonimo di riproduzione "controllata" poichè i cromosomi dell'ovulo sono stati enucleati (codificati) e quindi riproducibili all'infinito.

La prima clonazione di animali ottenuta con successo è stata quella delle rane (1951), per la relativa facilità di monitoraggio di tutto il processo riproduttivo. La rana in una singola ovulazione produce una abbondante quantità di ovuli che fecondati danno origine a embrioni che possono essere facilmente coltivati in vitro, visto che le rane sviluppano gli embrioni fuori dal loro corpo, più precisamente in stagni e pozzanghere. Ciò ha permesso allo sperimentatore di osservare con più facilità le tappe evolutive dell'embrione della rana, che oltretutto matura in forme non troppo dissimili da quelle umane, e cioè con cervello, occhi, fegato e altri organi. La seconda fase è stata quella di clonare un frammento di DNA (cioè il codice genetico della vita racchiuso nei cromosomi). La terza fase è stata la clonazione di mammiferi (1979) con la formazione multipla di embrioni da uno solo. Ciò è stato possibile attraverso la separazione dei blastomeri di un embrione. In altre parole quando l'ovulo e lo spermatozoo si incontrano, si forma l'embrione. Tale embrione all'inizio è monocellulare, cioè presenta una sola cellula, successivamente si moltiplica in due cellule, poi quattro, otto, sedici, trentadue, ecc. Queste cellule, che sono chiamate blastomeri, sono tutte geneticamente identiche e quindi hanno le medesime caratteristiche (sono cloni). Se uno di questi blastomeri per qualche ragione si stacca dagli altri, essendo dotato di "totipotenzialità" (ossia avendo in sé tutte le potenzialità per proseguire da solo) darà origine a un embrione che sarà identico a quello da cui si è staccato. Questo è ciò che avviene in natura con i gemelli identici (omozigoti). Negli anni la tecnica per la separazione dei blastomeri si è perfezionata ed è stata applicata sull'uomo, duplicando embrioni umani (1993). Il 13 ottobre 1993, Jerry Hall e Robert Stillman, due ricercatori del dipartimento di ostetricia e ginecologia della George Washington University (GWU) della capitale americana, hanno annunciato in un congresso il successo dell'esperimento di clonazione di 17 embrioni umani, ottenuti con la fecondazione in vitro, producendo 48 embrioni geneticamente identici. Il passo successivo che tutti conoscono è il caso della pecora scozzese Dolly. Per la prima volta è stato possibile duplicare cellule adulte e senza alcun intervento di spermatozoi. Gli studiosi si sono serviti di due animali, in questo caso di due pecore: dalla prima hanno prelevato un ovulo, dalla seconda delle comuni cellule della mammella. Poi hanno preso l'ovulo, vi hanno tolto il nucleo e l'hanno sottoposto a un campo elettrico perché potesse unirsi alle cellule della mammella. Il risultato è stato la famosa pecora Dolly. L'essere umano con un esperimento analogo portebbe ottenere un figlio da sè stesso senza alcun intervento di spermatozoi, ma semplicemente clonando una propria cellula. Naturalmente, occorrerebbe poi affittare un utero dove trasferire l'embrione per farlo crescere.

Ed ecco le due facce della stessa medaglia: sicuramente la clonazione potrà essere usata per fini purtamente economici fino ad arrivare al punto di commercializzare l'immortalità di un individuo, ma è altrettanto importante sapere che con la clonazione si potranno ottenere soluzioni straordinariamente positive a delicati e grossi problemi di salute che affliggono l'uomo......

Creatività o previsione?

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